Vino

Il vino è il canto della terra verso il cielo

Territori e Percorsi

I Vini D.O.C. Siciliani sono diciassette, ed è possibile suddividere il territorio delle zone D.O.C. del vigneto siciliano in tre grandi distretti: quello occidentale, il più importante, che comprende il territorio di Trapani, della Val di Mazzara fino a Sciacca, l’isola di Pantelleria ed alcuni comuni delle provincie di Palermo, Caltanissetta ed Agrigento, in questo distretto vengono prodotti i D.O.C.: Bianco Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Marsala, Menfi, Moscati di Pantelleria, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita Belice e Sciacca, il distretto nord-orientale, che comprende il territorio dell’Etna, della Val Demone e le isole Eolie, qui i D.O.C. prodotti sono: Etna, Faro e Malvasia delle Lipari, ed infine il distretto sud-orientale con il territorio di Siracusa, della Val di Noto e di Ragusa, dove vengono prodotti i D.O.C.: Cerasuolo di Vittoria, Eloro, Moscato di Noto, Moscato di Siracusa.

Uno dei modi più suggestivi di conoscere la Sicilia, è indubbiamente quello attraverso le strade del vino che offrono uno spaccato d’arte, cultura e natura estremamente variegato e ricco.

La prima tappa di questa scoperta, non può che essere La strada dell’Etna. Proprio nei paesi alle pendici del vulcano più alto d’Europa si producono vini rosso, rosato e bianco dal carattere forte, che risentono del terreno lavico circostante. I palmenti, le tipiche costruzioni agricole isolane qui costruite in pietra lavica ad uso della viticoltura e delle fasi di lavorazione delle uve, e i terrazzamenti realizzati con muri a secco, caratterizzano il paesaggio dei tre versanti “vitati” del vulcano.

Un interessante itinerario a metà tra gusto e storia è quello che si sviluppa intorno alla strada del Moscato di Noto e di Siracusa. Il colore del vino, giallo oro, si abbina perfettamente alla colorazione tipica delle costruzioni barocche di cui Noto è l’indiscussa capitale.

Procedendo verso sud, a pochi chilometri, il percorso prosegue attraverso le strade del Nero d’Avola e del Cerasuolo di Vittoria, due vini che negli ultimi anni hanno conquistato prepotentemente le tavole di tutto il mondo.

La più nota delle strade del vino siciliane è, indubbiamente, quella che passa attraverso i luoghi di produzione del Marsala e del Moscato di Pantelleria. Vini dolci che hanno la capacità di assumere sapori completamente diversi con l’invecchiamento. Se la prima tipologia ha nel centro omonimo, in Trapani e nella splendida cornice medioevale di Erice il cuore della vendemmia, il secondo è una prerogativa pantesca, dove a fianco al Moscato non bisogna dimenticare lo Zibibbo ed il superlativo Passito di Pantelleria.

La costa occidentale della Sicilia è caratterizzata dalla strada dell’Alcamo doc, un vino da spiaggia, verrebbe da dire, sia per la sua gradazione non eccessiva che per la facilità con cui si lascia degustare soprattutto nelle zone di Castellammare del Golfo, San Vito lo Capo e Segesta.

Ultima tappa di un viaggio in Sicilia alla scoperta del vino è quella che passa attraverso la strada della Malvasia delle Lipari. Di porto in porto, si fa la conoscenza con le indimenticabili “sette sorelle” di origine vulcanica (Lipari, Stromboli, Vulcano, Panarea, Salina, Alicudi e Filicudi) per innamorarsi dei superbi fondali marini, delle spiagge, della cucina, e di quello che è un vino “da compagnia”, la Malvasia, introdotta dai greci in tempi antichissimi, e ancora prodotta con lo stesso metodo. L’itinerario è uno dei tre che costituiscono la Strada del vino di Messina. Gli altri percorsi suggeriti dalla Strada del Vino messinese sono: il percorso del Mamertino Doc, che si snoda nei territori della zona tirrenica ed alcuni comuni della zona ionica e il percorso del Faro Doc che attraversa i luoghi sovrastanti le colline dello Stretto di Messina.

Leggende e Miti

Secondo la leggenda, Noè trasmise l’arte di fabbricare e l’uso di bere il vino ai figli ed essi ai posteri che, visto “quanto lo stesso fosse gustoso e dilettevole al palato e giovevole allo stomaco, impararono le varie maniere di conservarlo per non restarne mai in alcun tempo privi”.

Secondo un’altra leggenda ebraica, a piantare la vite sarebbe stato addirittura Adamo. Una leggenda greca racconta invece che Bacco, viaggiando in Arabia, vide una vite così bella che volle portarla con se. Temendo che il sole la disseccasse, la introdusse in un osso di uccello. Essendo questo diventato insufficiente a contenerla, la mise prima in un osso di leone e poi dentro il cranio di un asino. Arrivato a Nissa, piantò l’arbusto in piena terra unitamente alle ossa. La pianta crebbe rapidamente e, con somma gioia di Bacco, diede dei meravigliosi grappoli che il Dio spremette, ottenendo il dolce vino che diede da bere agli uomini. Se il vino è il nettare degli Dei quale migliore sede, per produrlo che la Sicilia, terra del mito e terra del sole?